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12. Coro ligneo

Coro ligneo
Luogo di collocazione
Coro, braccio di raccordo al capocroce, pareti destra e sinistra
Materia e tecnica
Legno / intarsio; legno / intaglio
Autore
Autori vari
Datazione
1486 - 1497

Descrizione breve

Autori: De Polli Bernardino (1486 / 1506) - De Marchi Pantaleone (1467 / 1495).

L'apparato è composto di 42 stalli, con dossali raffiguranti santi in scenari architettonici o naturali, e prospetti frontali compartiti da riquadri decorativi recanti composizioni fitomorfe.
L’opera, di notevole qualità sia nella tecnica dell’intarsio, sia nella composizione delle parti figurate, rientra tra i preziosi corredi di cui la chiesa si dotò in vista della sua consacrazione, avvenuta nel 1497. L’originaria commissione, risalente a un decennio prima, venne affidata all’intarsiatore modenese Bartolomeo de Polli, col quale collaborarono gli intagliatori Antonio e Paolo Mola. I lavori non dovettero tuttavia seguire un andamento lineare, anche per il malcontento denunciato nel 1491 da Ludovico il Moro nei confronti dell’opera fin lì compiuta. Cosicché, nello stesso anno, vennero richieste altre parti del complesso all'intarsiatore cremonese Pantaleone de Marchi, in particolare alcuni dossali per i quali gli veniva raccomandata una buona resa prospettica delle parti figurate, da eseguire senza l’ausilio di pittura, conformemente a modelli che gli erano stati forniti dagli agenti ducali. Poiché in molti dossali del coro si riconoscono formule compositive piuttosto tipiche di alcuni pittori attivi in quegli anni in Certosa, primi tra tutti Ambrogio Bergognone, Iacopino de Mottis e Bernardo Zenale, si suppone che principalmente a loro debbano essere ricondotti i modelli riferiti nella documentazione appena citata.

Il grande coro ligneo venne commissionato nell'aprile 1486 a Bartolomeo de Polli, modenese già attivo a Mantova, che l'anno prima aveva consegnato due stalli come saggio. I lavori, condotti con al collaborazione degli intagliatori Antonio e Paolo Mola, dovevano essere a buon punto nel 1489. Ma nel 1491, Ludovico il Moro scrisse alla cognata Isabella d'Este che il coro "non fusse de la decentia del resto de lo hedifitio [...], et lo feci ruinare, designandolo como haveva ad stare".
L'anno dopo il duca ordinava l'arresto di Bartolomeo de Polli, che intanto si era dato alla fuga, ordinando che portasse a termine il lavoro per il quale si era impegnato coi Certosini. In marzo veniva eseguita la stima di quento lasciato dal de Polli, e in ottobre venivano chieste all'intarsiatore cremonese Pantaleone de Marchi 12 tarsie con le immagini degli Apostoli "de bona prospectiva [...] et non pictas et de bono lignamine", secondo disegni fornitigli dagli agenti ducali. Dalle memorie manoscritte di Matteo Valerio, risulta che ai lavori abbia preso parte anche il pittore Pietro da Velate tra il 1495 e il 1497, ma può darsi che in realtà questi sia stato retribuito per la fornitura di modelli, ipotizzata peraltro anche a carico di altri pittori, come il Bergognone, lo Zenale e Iacopino de Mottis, almeno stando all'impressione fornita dagli stalli stessi (si veda S. Buganza, Il coro inarsiato, in Certosa di Pavia, Parma 2006, pp. 237-238).
(V.Z.)

Bibliografia

S. Buganza, Il coro inarsiato, in Certosa di Pavia, Parma 2006, pp. 237-238

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